Il Forte di Belvedere | La Storia del Forte
Forte di Belvedere, Firenze. Arte Contemporanea, Mostre ed Eventi.
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La Storia del Forte di Belvedere

 

Il colle di Boboli rappresenta l’unica altura inglobata, almeno per un versante, all’interno della cinta muraria della fine del XIII secolo. Alla sommità di questo versante è posta, nel punto più alto del circuito murario, la Porta di San Giorgio. Da sempre nelle strategie difensive della città il sistema dell’Oltrarno collinare veniva considerato uno dei punti deboli soprattutto con l’avvento in età moderna delle artiglierie. L’assedio del 1529 vide infatti il rafforzamento delle strutture difensive in questa parte di città con particolare attenzione alla linea che univa Porta San Miniato, Porta San Giorgio e Porta Romana.

Con il definitivo stabilirsi della dinastia medicea al governo di Firenze una delle prime preoccupazioni fu assicurare un più efficace sistema di difesa sia esterno sia interno.

La Fortezza di San Giovanni Battista (detta poi da Basso) voluta da Giulio de’ Medici – Papa Clemente VII – a protezione del nipote Alessandro I Duca di Firenze e realizzata da Antonio da Sangallo il Giovane negli anni tra il 1534 e il 1537, aveva certamente una funzione difensiva nell’area pianeggiante intorno alla città. Ma il suo scopo principale era quello di salvare la famiglia ducale e la sua corte dai tumulti interni: con estrema velocità avrebbero raggiunto la fortezza dal vicino Palazzo Medici in via Larga. Il successore di Alessandro, Cosimo I provvederà a far realizzare, intorno agli anni cinquanta del XVI secolo, la fortificazione del colle di San Miniato e le relative mura difensive e la creazione di una cortina muraria bastionata all’interno delle mura trecentesche tra San Frediano e Boboli.

Lo spostamento definitivo della corte granducale da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti con Ferdinando I, avrà certamente influenzato la decisione di realizzare la nuova fortezza a ridosso delle mura che circondavano il giardino di Boboli contiguo a Palazzo Pitti. Il principe e la corte avrebbero raggiunto, in caso di pericolo interno, in velocità e sicurezza un rifugio fortificato da dove si poteva dominare la città.

Il diarista fiorentino Agostino Lapi così lasciò scritto in data 28 ottobre 1590: “… si murò la prima pietra del fondamento primo della nuova muraglia e maravigliosa fortezza, posta sopra Porta San Giorgio…nell’Orto de’Pitti li inventori e li architettori principali furono il signor Giovanni figlio del Granduca Cosimo e Messer Bernardo Buontalenti di ingegno elevatissimo”.

Per la realizzazione quindi di questa formidabile fortezza “a guardia della città e del palazzo” il Granduca Ferdinando si rivolse a due architetti esperti nelle fortificazioni: Bernardo Buontalenti e Don Giovanni de’ Medici, fratellastro dello stesso Granduca. La coppia, assistita da Alessandro Pieroni, lavorerà al progetto e con difficoltà siamo in grado di stabilire a chi concedere un ruolo primaziale.

Sappiamo, da un disegno dell’epoca, che la fortificazione doveva essere ancora più complessa con una serie di bastioni e tenaglie pronti a inglobare le antiche mura e le difese più recenti per rendere ancora più efficace la difesa dall’esterno. Comunque la spettacolare struttura messa in atto sulla sommità del colle di Boboli ancora impressiona per potenza e eleganza.

La caratteristica pianta stellare, prevista dalla trattatistica per le fortezze poste in luoghi con accentuate variazioni altimetriche, è definita con cinque bastioni dei quali due rivolti verso la città (con i nomi suggestivi di Boboli e Le Monache) con al centro un contrafforte triangolare detto la Diamantina, e gli altri tre posti a difesa di Firenze ( chiamati La Pace, Casin Interno e San Giorgio) verso le colline di San Miniato e Arcetri.

E’ importante sottolineare come la palazzina, forse di disegno ammanatiano, fosse preesistente alla realizzazione del forte che la ingloba e che rappresentasse un reale “belvedere” ad uso della corte granducale. La palazzina divenne il centro di comando della fortezza e nei suoi sotterranei venne realizzata una vera e propria camera “blindata” in grado di tenere al sicuro, grazie a una serie di accorgimenti e trabocchetti, il tesoro di stato. Per secoli il Forte del Belvedere ha assolto alla sua funzione militare, senza peraltro subire attacchi né esterni né interni.

Persa la funzionalità strategica difensiva rimase al demanio militare fino al 1954 quando la proprietà venne trasferita al demanio civile. In quegli anni prese avvio un grande progetto di recupero da parte del Soprintendente Nello Bemporad che, ispirato dal concetto di terrazza sulla città, non esitò a intervenire in maniera decisa sulla struttura con l’ambizione pienamente riuscita di creare un luogo di incomparabile suggestione con un mirabile affaccio su Firenze e le sue colline.

Da quel momento muta la vocazione del Forte di Belvedere: ospitare eventi e mostre di altissimo livello.

Conviene ricordarne almeno una rimasta nella memoria dei fiorentini e dei visitatori, la mostra di Henry Moore nel 1972, che in una lettera al Sindaco di allora così si esprime nei confronti del forte: “Non vi è infatti luogo nel mondo dove esporre sculture all’aperto, in rapporto a un’architettura e a una città, migliore del Forte di Belvedere, con i suoi dintorni imponenti e le meravigliose vedute verso Firenze.”